venerdì 11 dicembre 2015

Cure palliative e terapia del dolore. Arrivano gli infermieri “competenti”

Il traguardo della legge 38/10 è importantissimo, ma, perché non rimanga una affermazione di principio, occorre che la legge abbia un'anima nel lavoro che migliaia di professionisti fanno ogni giorno in questo campo

cure palliative
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Le cure palliative sono ormai una realtà consolidata nel Paese, anche se permangono aree di ridotta disponibilità e condizioni di limitata fruibilità. Oggi siamo in un momento centrale dello sviluppo della cultura delle Cure Palliative e dei relativi servizi, non solo in ambito medico, ma anche nella società. Assistiamo a un crescente interesse verso le problematiche di fine vita e a un maggiore consapevolezza, da parte dei malati, dei propri diritti. Se parliamo di cure palliative sicuramente molte persone sanno a che cosa ci riferiamo e i servizi di Cure Palliative nel nostro Paese sono cresciuti notevolmente. Tuttavia in alcuni strati sociali resistono ancora alcuni preconcetti culturali che dobbiamo superare.
 
In Italia, la legge 38/2010 “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, prima legge sulle Cure Palliative, ha tracciato il percorso per il loro sviluppo nel nostro Paese. Impegna il medico e tutti gli operatori socio-sanitari a prendersi cura del dolore e della sofferenza, riconoscendo come un diritto la tutela della dignità della persona umana. Anche grazie all’intervento legislativo, oggi in buona parte del nostro Paese sono presenti numerose unità di Cure Palliative, sia residenziali (hospice) sia come cure domiciliari; la sfida dei prossimi anni sarà quella di far dialogare in modo ottimale i nodi della rete, affinché la dignità della persona assistita possa essere tutelata e custodita nell’intero percorso di cura.


La specificità delle competenze professionali, nel contesto dei servizi di Cure Palliative, l’impostazione e la gestione del percorso di cura prevede un approccio clinico interdisciplinare e multiprofessionale centrato sulla persona assistita, ri-definendo continuamente, in accordo con il paziente e la sua famiglia, i bisogni e gli obiettivi di cura.

La Legge sulle Cure Palliative nel bene e nel male è una realtà. Crescita: è questa la parola giusta per le cure palliative in Italia? 
Le Cure Palliative, come descritto nella Legge 38/10, sono l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base è caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta; richiedono un approccio multi-professionale e interdisciplinare, un’attenzione costante ai bisogni fisici, psicologici e sociali dei malati e dei loro familiari che si concretizza in una relazione di cura in grado di favorire la condivisione del piano assistenziale individuale. Si delinea così in medicina un nuovo paradigma di cura, capace di garantire una risposta positiva a questi “nuovi” bisogni, così da assicurare la necessaria continuità assistenziale tra professionisti e tra ambienti di cura. Nei luoghi delle cure palliative giungono persone attraverso percorsi assai diversi, sia dal punto di vista cronologico (decorsi più o meno lunghi) e terapeutico (terapie lunghe e complesse oppure nessuna terapia causale possibile), sia dal punto di vista psicologico e spirituale. Il traguardo della legge 38/10 è importantissimo, ma, perché non rimanga una affermazione di principio, occorre che la legge abbia un'anima non solo dal punto di vista prettamente tecnico, ma nel lavoro che migliaia di professionisti fanno ogni giorno in questo campo. Occorre che ogni unità operativa di cure palliative, gli “hospice” e le “equipes” di cure palliative domiciliari, abbiano standard di qualità omogenei su tutto il territorio nazionale, che possano essere garantite nelle 24 ore.

Per il percorso formativo in cure palliative si può fare di più?
L’istituzione della disciplina medica “cure palliative“ ha messo in evidenza che non è più dilazionabile il problema della formazione degli operatori: oggi è urgente l’attuazione dell’art.8 comma 1 della legge 38/10. Il problema principale risiede proprio nel fatto che nel Corso di Laura Magistrale in Medicina e Chirurgia (CLMMC) non è insegnata la medicina palliativa e la legge 38/10 non ha ancora trovato l’attuazione dell’art.8 comma 1 relativo alla formazione, fatta eccezione per i Master (D.M. 4.4.2012, G.U. Serie Generale n. 89 del 16.4.2012). Allo stato attuale, non sono ancora stati modificati gli ordinamenti didattici e alcune aree dovrebbero cedere i propri CFU (Crediti Formativi Universitari) alla medicina palliativa per poterne permettere l’insegnamento. Tutti gli studenti di medicina devono ricevere i principali elementi culturali per conoscere le cure palliative, mentre i medici in formazione specialistica, in tutte le specializzazioni citate dalla legge 38/10 e successivo decreto del 28 marzo 2013, devono poter conseguire dei CFU in cure palliative con il relativo settore scientifico disciplinare. Il completamento dell’iter dell’art.8 comma 1 è il presupposto indispensabile affinché si possa dare certezza e dignità al percorso formativo dei medici che desiderano diventare “palliativisti” come scelta professionale.

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Source:Quotidiano Sanità 10/12/2015